Ambientalismo tra “Just Stop Oil” e “Ultima Generazione”

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In un recente articolo abbiamo provato ad intuire e a spiegare il rispolvero del trotskismo da parte delle giovani generazioni, le quali sembrano aver ripreso quella teoria della “rivoluzione permanente” tanto osannata dal rivoluzionario sovietico e radicatasi oggigiorno nel fenomeno dell’ambientalismo.

In generale, secondo il Dizionario Treccani, il termine “ambientalismo” può essere utilizzato per denotare varie correnti intellettuali e scientifiche impegnate nello studio della relazione uomo-natura. Può, tuttavia, far anche riferimento ad uno specifico movimento sociale, un complesso di iniziative sul terreno associativo e politico per sensibilizzare e orientare cittadini e progetti politici verso una maggiore cura dell’ambiente. Recentemente, però, l’ambientalismo sembra aver assunto una piega nettamente più “violenta”; non da un punto di vista fisico – con proteste per esempio contro le autorità -, ma sfoghi carichi di pathos contro monumenti, quadri, opere d’arte o blocchi stradali: una violenza definibile come “culturale”. Nel seguente articolo proviamo ad analizzare due movimenti, “Just Stop Oil” in Gran Bretagna e, in Italia, “Ultima Generazione”.

 

L’ambientalismo di “Just Stop Oil”

Credo che ciò che faremo nei prossimi tre o quattro anni determinerà il futuro dell’umanità”. Questa frase pronunciata nel 2021 da Sir David King (ex consigliere scientifico capo del governo del Regno Unito) è ciò che compare in grassetto proprio nel sito di “Just Stop Oil”. Un messaggio semplice e chiaro, ma che dimostra il senso dell’ambientalismo che guida questo nuovo movimento. Entrato nella scena britannica (e internazionale) solo nel marzo-aprile 2022, “Just Stop Oil” è un gruppo di attivisti ambientali fondato dalla coalizione e fusione di due precedenti raggruppamenti, “Extinction Rebellion” e “Insulate Britain”. Come il nome stesso suggerisce, l’ambientalismo di questo movimento chiede la cessazione dell’utilizzo di combustibili fossili nel Regno Unito e, nello specifico, che il governo britannico blocchi immediatamente tutte le future licenze per l’esplorazione, lo sviluppo e la produzione di combustibili fossili, in linea con quanto richiesto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia. In quest’ultimo anno, però, le richieste si sono ampliate: sovvenzioni per il trasporto pubblico, nuove tasse sui grandi inquinato e il soddisfacimento dei bisogni energetici di base per tutti i cittadini in difficoltà si sono aggiunte alle prime richieste ambientali.

Sono d’accordo!”, è la cosa che pensiamo tutti, in prima battuta, leggendo questo elenco di richieste. Ciò che, però, fa storcere il naso è il modo con cui tale movimento protesta per raggiungere i suoi obiettivi. Infatti, nei pochi mesi di attività, le manifestazioni del gruppo britannico sono sempre state caratterizzate da una vera e propria “resistenza civile”, serie di azioni aggressive sparse per le principali aree del territorio inglese. Ad aprile, per esempio, l’ambientalismo del gruppo è intervenuto bloccando distributori di carburante, strade e impianti petroliferi causando, secondo il The Guardian, cali di distribuzione in diverse aree dell’Inghilterra fino al 40%. Ancora più scalpore fecero, grazie alle varie pubblicazioni mediatiche sui principali social network, gli “attacchi culturali” a musei e gallerie d’arte o blocchi della viabilità nella capitale Londra per tutto il mese di ottobre.

 

“Ultima Generazione”

Disobbedienza civile non-violenta contro il collasso eco-climatico”. Con queste parole leggibili direttamente sul sito, questo movimento italiano “Ultima Generazione” spiega le motivazioni della resistenza civile che negli ultimi mesi, come in Gran Bretagna, continua a far scalpore sui telegiornali e social della nostra penisola. “Stiamo andando verso l’inferno climatico con l’acceleratore premuto”, si legge ancora sulla pagina web. “Le lobby del fossile faranno di tutto pur di mantenere un profitto economico, condanneranno a morte anche milioni di persone se necessario. Abbiamo il dovere morale di ribellarci a questo genocidio programmato”.

Sulla scia inglese, quindi, Ultima Generazione ha anch’essa un passato di “attacchi pubblici”: vernice lavabile gialla lanciata sul basamento della cultura “L.O.V.E.” di Maurizio Cattelan accompagnato dallo striscione “Stop Sussidi Fossili”; blitz al Senato a Roma; vernice sulle finestre e sul portone di Palazzo Madama o colla sulle mani per bloccare il traffico delle principali strade e autostrade italiane.

 

In sintesi, quindi, a chi dare la colpa? È sicuramente giusto protestare, soprattutto per questioni climatiche spesse buttate nel dimenticatoio. Rimane il problema dei mezzi: tolti questi atti vandalici e culturali pubblici, che mezzi efficaci rimangono a tali movimenti per sensibilizzare gli Stati?

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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