I Pirenei Orientali hanno temporaneamente finito l’acqua potabile

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Era temuto già da diversi anni. Questa volta ci siamo veramente. Mercoledì 12 aprile 2023, la SIAEP (Syndicat intercommunal d’adduction d’eau potable) di BouleternèreSaint-Michel-de-LlotesCorbère e Corbère-les-Cabanes ha annunciato la fine dell’acqua potabile nei rubinetti di questi quattro comuni; drammatica conseguenza della siccità che ha colpito i Pirenei Orientali. Il 2021 è stato un anno particolarmente piovoso per tutta la Francia, eccezion fatta per i Pirenei Orientali, dell’Aude e del Var, che stanno affrontando siccità sempre più gravi dal 2017.

 

I Pirenei Orientali nella più grave siccità

Il lago Montbel è uno scintillante specchio d’acqua turchese che si estende su 1.400 acri nel sud-ovest della Francia, ai piedi appunto dei Pirenei. Esso è un paradiso per la fauna selvatica, fonte vitale di irrigazione per gli agricoltori locali e acqua per i fiumi locali. Ma dopo la sempre più grave siccità e l’inverno più secco degli ultimi sei decenni, è divenuta l’ombra di se stessa: livelli dell’acqua ridotti, barche a terra, boe appoggiate sulla terra del letto del lago. Attualmente, infatti, il lago è al 28% della sua capacità, con livelli d’acqua a meno della metà di quelli normali per questo periodo dell’anno. Anche trasferendosi nel vicino comune di Bouleternère la situazione non migliora, anzi. “Il livello di perforazione dell’acqua potabile su Bouleternère ha raggiunto la sua soglia di campionamento”, ha annunciato il municipio di Corbère-les-Cabanes in un comunicato stampa pubblicato sulla sua pagina Facebook. Da venerdì 14 aprile è subentrato, perciò, un nuovo collegamento, ma l’acqua sarà vietata al consumo: impossibile quindi berla, lavare cibi da mangiare crudi o addirittura lavarsi i denti.

La zona dei Pirenei Orientali è l’unica che, da sette anni, non ha quasi mai avuto una sola goccia di pioggia. Lo stress idrico è cronico e, secondo l’ultima campagna del Bureau of Geological and Mining Research, quasi il 75% delle falde acquifere si trova ad un livello estremamente basso. Un livello ancora ben al di sotto di quello che c’era la scorsa estate, considerata la peggiore siccità della zona negli ultimi 500 anni. Già a marzo le temperature erano ben oltre i venticinque gradi e addirittura il 24 marzo sono state registrate temperature superiori a 30°C, il giorno di marzo più caldo mai registrato nel paese dal 1900. Infine, tra gennaio e febbraio, la Francia in generale ha avuto più di trenta giorni consecutivi senza precipitazioni significative, il periodo più lungo dall’inizio delle registrazioni nel 1959.

 

Soluzioni? Borse d’acqua e tradizione

Per limitare il più possibile i disagi, i municipi di questi quattro comuni dei Pirenei Orientali hanno annunciato la distribuzione di bottigliette d’acqua potabile; e, in particolare, ogni settimana i residenti avranno a disposizione un pacco d’acqua. L’obbligo di tale misura è un segnale forte, come evidenziato anche il 22 marzo da Rodrigue Furcy, prefetto dei Pirenei Orientali, il quale ha avvertito che altri sedici comuni limitrofi potrebbero rimanere senza acqua potabile nei prossimi mesi. Fino al 30 aprile è stata imposta l’allerta di siccità rafforzata: una situazione che, però, con estrema probabilità, verrà prolungata, a fronte della sempre più pericolosa situazione di crisi che tale zona dovrà affrontare in un futuro prossimo.

Di fronte alla peggiore siccità dal 1959, da un mese oramai oltre mille persone – clero, contadini, confraternite religiose e gente locale – del capoluogo dei Pirenei Orientali Perpignan si rivolgono al loro patrono Saint-Gaudérique per aiutare a “portare” le piogge, trasportando le reliquie del santo dalla cattedrale di Saint Jean-Baptiste fino al fiume Tet. Una tradizione e rito antico cattolico riportato in auge dopo 150 anni dalla sua “conclusione”, con il solo scopo di provare ad aggrapparsi alla religione a fronte della sempre più preoccupante siccità. Saint-Gaudérique, operaio della regione del IX secolo, è venerato nella Chiesa cattolica come patrono dei contadini; si ritiene che abbia addirittura operato miracoli e portando pioggia in periodi di siccità. E dopo la prima traccia del rito risalente al 1014, oggi la disperazione è tale da tornare al passato: “A un certo punto la situazione diventa così critica che dobbiamo tirare fuori tutti i santi possibili, chiamiamo tutti”, ha detto uno dei contadini mentre marciava attraverso la città durante la processione.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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