Italia, Grecia, Hawaii: un’estate infernale

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Possiamo ufficialmente affermare la conclusione dell’estate, anche se le temperature di questo inizio ottobre sono sicuramente più “temperate” rispetto agli anni scorsi. A stagione finita, felicità e malinconia non sono le uniche sensazioni che rimangono tra le persone: tristezza, dolore e, soprattutto, povertà caratterizzano molte regioni europee e non, a causa della siccità e dei danni al settore primario. L’estate 2023 è stata, letteralmente, un inferno: temperature estreme, picchi di quasi cinquanta gradi e fuoco e fiamme hanno tormentato per mesi gli abitanti di molte regioni di tutto il mondo. Proviamo nel seguente articolo a prendere in considerazione tre casi, che più di tutti hanno attirato l’attenzione dei media nazionali e internazionali: Italia, Grecia e le Hawaii.

 

Italia in fiamme

Per poco il 2023 non ha messo a segno un altro triste primato, risultando sulla carta “soltanto” il secondo anno più caldo di sempre. Magra consolazione – si fa per dire: resta comunque un anno complicato dal punto di vista non solo climatico (a conferma dell’inesorabile fenomeno del riscaldamento), ma principalmente da un punto di vista “sociale” ed economico. Una situazione resasi assolutamente ben visibile in Italia, tanto che la Coldiretti si è vista costretta già a luglio ad annunciare l’allarme sugli effetti negativi per l’agricoltura italiana.

Secondo i vari dati delle agenzie italiane (principalmente l’Ipra), tra luglio e agosto sono stati superati i 59mila ettari di area incendiata, di cui oltre 9400 di ecosistemi forestali (in particolare, 63% di macchia mediterranea e boschi di leccio, mentre un 20% per superfici ricoperte da boschi e rimboschimenti di conifere). Il 93% delle aree bruciate risultano essere in Sicilia (75%) e in Calabria (18%): la provincia di Palermo risulta essere la più colpita, con oltre 15.000 ettari bruciati; a seguire la provincia di Reggio Calabria (8.500 ettari), la provincia di Messina (5.200 ettari) e la provincia di Siracusa (4.200 ettari).

Concentrandosi sul mondo agroalimentare, invece, i danni e le conseguenze sono ancora più preoccupanti. In occasione della sua assemblea nazionale il monitoraggio della Coldiretti ha affermato che “il caldo torrido sta bruciando frutta e verdura nei campi, con ustioni che provocano perdite dall’uva ai meloni, dalle angurie alle albicocche, dai pomodori alle melanzane”. Come si traduce in cifre questa “distruzione” della dieta mediterranea? Oltre 6 miliardi di euro per i danni all’agricoltura e alle infrastrutture rurali in tutta Italia (di cui oltre un miliardo solamente per l’alluvione in Emilia Romagna). Più nel dettaglio, fino ad oggi, l’effetto combinato delle alluvioni e soprattutto del caldo estremo ha ridotto del 70% la produzione di miele, del 60% quella di ciliegie, del 10% quella del grano e del 10% quella di latte. Effetti che, molto probabilmente, potrebbero peggiorare nei seguenti mesi, con temperature ancora alte soprattutto nel Mezzogiorno.

Infine, la provincia di Palermo è stata la più danneggiata da questa estate infernale. Venerdì 22 settembre sono morte due persone a causa di questi incendi: una donna di quarantadue anni è stata trovata in un canale vicino all’autostrada che porta a Cefalù – rimasta probabilmente intossicata mentre tentava di liberare alcuni cavalli da un terreno di famiglia; un uomo di sessantotto anni, invece, è anch’egli morto intossicato a Trappeto, nella zona orientale della provincia. Incendi e vittime da osservare non come casi isolati: durante l’estate, infatti, migliaia di persone della provincia di Palermo sono rimaste bloccate nelle loro abitazioni per diversi giorni per via della contaminazione da diossina causata dall’incendio della discarica di Bellolampo; oppure, altrettante persone hanno dovuto abbandonare le loro case minacciate dalle fiamme e dai roghi alimentati dal vento.

 

Lo Stato più colpito d’Europa: la Grecia

Seppur le disastrose conseguenze, l’Italia non è risultato essere lo Stato più colpito d’Europa, lasciando questo triste primato alla Grecia. Per tutta l’estate, il territorio di Atene è stato ferocemente colpito da centinaia di incendi, principalmente di piccole dimensioni. Tra questi, alcuni sono andati completamente fuori controllo e le autorità non hanno potuto “tenere a bada” i danni. Per esempio, l’incendio di Rodi di luglio ha provocato quella che le autorità locali hanno definito la più grande evacuazione intrapresa dal paese, con circa 20.000 persone tratte in salvo dalle fiamme e costrette ad emigrare sulle isole limitrofe. Oppure, un incendio sviluppatosi alle porte di Alessandropoli si è velocemente diramato nella foresta del parco nazionale di Dadia: ci sono volute settimane prima che le autorità responsabili riuscissero a controllarlo, divenendo il più grande incendio registrato dall’UE da quando il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi ha iniziato a tenere i registri, nel 2000 (e pensare che l’area persa tra le fiamme ha la stessa grandezza dell’intera città di New York).

Due drammatici primati che, tragicamente, hanno contribuito alla morte di oltre venti persone, tra cui un gruppo di migranti i cui corpi sono stati ritrovati vicino alla città di Alessandropoli.

 

Più lontano, ma drammatico: le Hawaii

Martedì 8 agosto un enorme incendio sull’isola hawaiana di Maui ha portato alla morte di almeno 115 persone, in quello che è considerato l’incendio più mortale negli Stati Uniti da più di un secolo. Esso ha distrutto più di 2000 strutture e costretto i residenti a cercare sicurezza nell’oceano e spinto migliaia di turisti ad evacuare. “Abbiamo subito un terribile disastro”, ha affermato un mese dopo la tragedia il governatore delle Hawaii Josh Green, dichiarando come il numero di dispersi fosse drasticamente sceso a 66.

Seppur lontane dall’Italia e dal resto del mondo, le Hawaii stanno ricevendo costantemente aiuti economici ed umanitari: dalla Croce Rossa americana alla Hawaii Community Foundation, alla Maui United Way ad altre organizzazioni; il governo sta mettendo a disposizione ulteriori 25 milioni di dollari per sostenere le imprese, distribuiti in sovvenzioni da 10.000 a 20.000 dollari. Inoltre, lo stesso governatore Green ha autorizzato 100 milioni di dollari dal cosiddetto “Federal Temporary Assistance for Needy Families program”, allo scopo di “sostenere le donazioni già avvenute e amplificando il potere della loro generosità”.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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