Belgio: la fine di uno Stato

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Prima o poi, il Belgio potrebbe cessare di esistere. Inizia così un articolo di settimana scorsa pubblicato dal giornale Politico; un attacco sicuramente “clickbait”, ma che descrive una realtà del tutto inaspettata in uno degli Stati più silenziosi dell’Unione Europea. In particolare, nel territorio sede del quartier generale dell’UE e della NATO persiste da anni una vita politica nazionale alquanto disfunzionale ma, soprattutto, le recenti tensioni tra Nord e Sud e la crisi migratoria cominciata principalmente lo scorso anno stanno pian piano aprendo le porte ad una possibile crisi politica non indifferente.

 

Il Belgio tra Europa e indipendentismi

Crediamo che il Belgio sia un matrimonio forzato. Se uno di loro vuole il divorzio, ne parleremo da adulti… dobbiamo giungere ad una divisione ordinata. Se non vogliono venire al tavolo con noi, lo faremo unilateralmente”. Sono queste le dure parole di Tom Van Grieken, trentasettenne politico presidente del partito di estrema destra Vlaams Belang. Divenuto leader a soli 28 anni, la sua giovane età e la sua fermezza politica sono stati le chiavi del suo recente e veloce successo politico. Le sue idee sono chiare e traspaiono brutalmente dalle parole sopracitate: trasformare le Fiandre in uno stato separatista e completamente indipendente.

Non è ovviamente un progetto che nasce dal nulla: sono oramai storiche le tensioni culturali e politiche tra le Fiandre di lingua olandese nel nord dello Stato e la Vallonia di lingua francese, nel sud del paese. Ostilità che, seppur raffreddatesi negli ultimi anni, hanno aiutato Van Grieken e il suo partito a divenire in pochi anni la principale forza politica del Belgio, in vista soprattutto delle future elezioni che si terranno nel giugno 2024.

 

Il problema migratorio

Non è necessario fare lunghe camminate o allontanarsi molti chilometri dalle vaste strutture di cemento e vetro che ospitano le principali istituzioni occidentali prima di affrontare una delle questioni più problematiche e controverse del Belgio: la migrazione. Ad un paio di chilometri dalla sede di Bruxelles della Commissione europea, infatti, decine di persone dormono quotidianamente per strada, in attesa della loro possibilità di presentare domanda di asilo e nella speranza di trovare un tetto sotto il quale dormire. “La gente non mi lascia dormire davanti alle loro porte o ai loro negozi, quindi ogni notte il mio posto cambia”, ha dichiarato Sabahoon, rifugiato afghano di 21 anni e giunto recentemente in Belgio. “Non ho riparo, né cure, né cibo”.

Una situazione, quella del giovane migrante, sicuramente disperata ma che riflette una crisi più ampia che sta passando in gran parte inosservata sia nello Stato stesso che in tutta Europa in generale. In tutto il Vecchio Continente, infatti, il numero dei richiedenti asilo è enormemente aumentato a partire dallo scorso anno, raggiungendo picchi mensili che non si vedevano dalla lontana crisi migratoria del 2015. Una situazione che, tuttavia, alimenta spesso forze politiche contrarie al fenomeno migratorio o, ancora meglio, che fomentano la sensazione di abbandono da parte delle élite europee al comando. “Siamo in una crisi di rifugiati, ma c’è meno attenzione perché ci sono altre due o tre crisi che si stanno verificando contemporaneamente”, ha sottolineato il primo ministro belga Alexander De Croo, con governi principalmente preoccupati per le ricadute economiche della pandemia o della guerra russo-ucraina.

 

L’ascesa della Destra

È alquanto orribile dover parlare di Destra o Sinistra, ma il trend e la cultura politica lo obbliga. In tutta l’Unione Europea, partiti identificatisi nell’estrema destra sono ampiamente cresciuti, schieratisi soprattutto contro l’immigrazione, la lenta crescita economia e l’inflazione elevata. Partiti populisti e anti-establishment ricominciano ad ottenere ampi consensi, segnale di un gruppo politico al comando che non funziona. Nel Belgio, infatti, la regione delle Fiandre vede la migrazione come la preoccupazione numero uno per gli intervistati di una recente ricerca: “Vlaams Belang possiede il tema della migrazione, che è molto importante per molti elettori fiamminghi”, ha affermato il professore associato all’Università di Ghent Nicolas Bouteca. “Questa è la ragione principale del loro successo”; un successo che, tuttavia, si trasforma in una necessità non di supporto e confronto (anche duro) con il comando dell’UE, ma con l’alimentare odio e abbandono verso sia classi sociali “inferiori” che contro la governance europea.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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