Polonia: le elezioni più pericolose per l’Europa

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Dalla Nigeria alla Grecia, per non dimenticare la Turchia e la vittoria di Erdogan. Il 2023 è stato un anno estremamente ricco di elezioni politiche, tormentate e fondamentali per gli Stati protagonisti. Tuttavia, in questi giorni si sta svolgendo la più aspra e, in qualche modo, “violenta” lotta elettorale di questo ultimo anno; sicuramente l’appuntamento politico più importante sia per la Polonia, protagonista di questo articolo, che per il resto d’Europa. Scontro che vedrà solamente la sua fine (forse) il 15 ottobre, quando il territorio di Varsavia giungerà alle urne per le elezioni parlamentari e il rinnovo dell’Assemblea nazionale.

 

Come arriva la Polonia a questo appuntamento politico?

Ai ferri corti con la Russia di Vladimir Putin e contro la dittatura della vicina Bielorussia di Lukashenko, in Polonia non mancano le quotidiane battute anti-tedesche che da decenni arricchiscono i media statali. A fianco, il partito nazionalista di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS) al comando ha combattuto l’UE sugli standard giudiziari, sui media e sui diritti umani sin da quando ha preso il potere nel lontano 2015. Ancora più sorprendente è l’attuale opposizione di Varsavia all’Ucraina per quanto riguarda i rifugiati, le forniture di armi e il divieto polacco sulle importazioni di grano a basso prezzo: un cambio di direzione tanto repentino quanto sconvolgente – a fronte soprattutto del generoso sostegno durante i primi mesi dell’invasione di Mosca – che ha coinvolto lo stesso presidente Andrzej Duda, il quale ha affermato che Kiev, in difficoltà, si sta “aggrappando a tutto ciò che è disponibile”.

Tuttavia, con le imminenti elezioni del 15 ottobre, la propensione della Polonia alla rottura con i vicini, amici e rivali storici sembra rivolgersi verso l’interno dello Stato. I sondaggi d’opinione, infatti, mostrano che il Paese è pericolosamente diviso e una campagna politica velenosa infiamma i media statali: nella lotta partitica per il potere, la Polonia rischia di disgregarsi.

 

Quali sono i partiti in gioco?

Alla vigilia delle elezioni legislative del 15 ottobre, sono tre gli schieramenti che, con estrema probabilità, lotteranno per il potere. Oltre al già citato partito ultraconservatore Diritto e Giustizia (PiS) – al potere dal 2015, un secondo partito politico ancora più a “destra” potrebbe mettere in pericolo una nuova maggioranza di governo in uscita. “Andiamo a queste elezioni per ribaltare il tavolo dove sono seduti tutti i leader degli altri partiti […] Siamo gli unici a presentare un programma vantaggioso per i polacchi e non per gli eurocrati”, ha affermato il 23 settembre Krzysztof Bosak, co-leader del partito Konfederacja. “Non vogliamo nessun trattato europeo che tolga anche solo una cosa da Varsavia e la trasferisca a Bruxelles […] Non vogliamo il ‘multi-culti’, vogliamo che la Polonia sia la Polonia”.

Terzo partito in gioco, Piattaforma Civica, vede come leader l’europeista Donald Tusk, di ritorno due anni fa da Bruxelles, dove è stato presidente del Consiglio europeo e poi del Partito popolare europeo. Il suo obiettivo è quello di sconfiggere definitivamente “l’uomo forte del Paese”, il leader di PiS Jaroslaw Kaczynski, colui che sta minando le basi dello Stato di diritto polacco e la sua posizione all’interno dell’Unione Europea dal 2015. Un ritorno che lascia ben sperare, soprattutto dopo quella che è stata definita dallo stesso Tusk la “Marcia di un milione di cuori”: l’1 ottobre, infatti, centinaia di migliaia di persone si sono radunate nel centro di Varsavia per compiere una grande marcia antigovernativa, a cui ha partecipato anche l’ex presidente e premio Nobel per la pace nel 1983 Lech Walesa. “Siamo stanchi di ciò a cui stiamo assistendo oggi. La nostra libertà è ridotta. Vogliamo la democrazia, per i nostri figli e i nostri nipoti”, ha dichiarato un sessantacinquenne durante la manifestazione. “Quando vedo queste centinaia di migliaia di volti sorridenti, sento che si avvicina un momento decisivo nella storia della nostra patria”, ha invece commentato Tusk. “Non ci intimidiranno, non ci metteranno a tacere. È essenziale che tutta la Polonia si renda conto che nessuno ha più paura di loro”.

 

Un problema per l’Europa

È molto facile intuire perché l’esito di queste elezioni parlamentari siano estremamente fondamentali per tutto il territorio europeo. Riformulando la frase con cui abbiamo chiuso il primo paragrafo: nella lotta politica per il potere, la Polonia rischia di disgregarsi; e con lei anche l’Unione Europea. Gli alleati di Varsavia e l’establishment europea guarda con crescente preoccupazione l’andamento elettorale, per l’ampio rischio che il PiS possa assumere il ruolo di portabandiera o di esempio per tutti i partiti populisti, autoritari che dominano il mondo politico-mediatico in Ungheria, Slovacchia, Europa occidentale e, soprattutto, poter cambiare il corso delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo giugno. Immaginiamoci, quindi, per capire meglio il pericolo di cui stiamo parlando, questo scenario da incubo per tutti i sostenitori dell’Unione: una Polonia governata dal PiS (o ancora peggio da Konfederacja) che sostituisce l’Ungheria di Viktor Orbán come leader in una lotta simile alla Brexit che potrebbe letteralmente paralizzare l’UE.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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