Ponte sullo Stretto di Messina: una storia infinita

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Ci sono cose che, volendo o non volendo, ritornano sempre. Talvolta, queste cose sono idee o speranze mai compiute, costantemente abbandonate nel concreto ma mai sparite del tutto nelle menti o nei ricordi. Altre volte ancora, invece, sono argomenti onnipresenti, grandi eventi o progetti che hanno la forza e la potenza di spaccare in due una nazione o un popolo. Ecco, il Ponte sullo Stretto di Messina è tutto ciò: non solo un progetto infrastrutturale che da secoli non riesce a trovare una sua reale conclusione, ma è anche una storia infinita che, in un modo o nell’altro, ha caratterizzato molti dei governi italiani e gran parte del dibattito politico-pubblico della nostra penisola.

Ripercorriamo, di conseguenza, la lunga e tormentata storia del Ponte sullo Stretto di Messina, dal primo e unico progetto concreto dei Romani fino al Novecento.

 

Il Ponte sullo Stretto di Messina costruito dai Romani

Unire l’isola al continente. Questo era – ed è – lo scopo del ponte “dei sogni” che da secoli vive in ogni epoca, sovrano o governo d’Italia. Un’idea e un sogno talmente antico da lasciare addirittura le prime tracce nel 251 a.C.: “Mi sembra che la grandezza dell’Impero romano si riveli mirabilmente in tre cose: gli acquedotti, le strade e le fognature”, scriveva nel I secolo a.C. lo storico greco Dionigi d’Alicarnasso. Tuttavia, i Romani furono talmente grandi da costruire, per la prima e unica volta, un particolare Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo la storiografia di Plinio Il Vecchio, infatti, il console romano Lucio Cecilio Metello si vide costretto a realizzare un ponte fatto di barche e botti tra la Sicilia e la Calabria per agevolare il passaggio degli elefanti “conquistati” ai cartaginesi a Palermo (che secondo la fonte erano addirittura 142).

 

Il terremoto a Messina e la scoperta dei problemi sismici

Proseguendo con la storia e accantonando i progetti durante le guerre puniche, Carlo Magno o gli “studi di fattibilità” di Ferdinando II di Borbone, fermiamoci al post Unità d’Italia, quando il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina tornò alla ribalta. Nel 1866, il ministro dei Lavori Pubblici, Stefano Jacini, commissionò un nuovo studio per verificare il collegamento, appunto, di Scilla e Cariddi, attraverso una costruzione completamente in metallo. Seppur fallimentare, quest’idea aprì le porte ad innumerevoli idee e progetti per oltre quattro decenni, fino al 1908, con il devastante terremoto di Messina: La scossa di magnitudo 7,1 distrusse quasi interamente la città e uccise circa 80 mila persone, aprendo così gli occhi al grande problema della sismicità della zona e alle condizioni geologiche che impedivano la costruzione del ponte.

 

Un tormentone da oltre un secolo

Dal terremoto in poi, il Ponte sullo Stretto di Messina divenne un vero e proprio tormentone della politica italiana per tutto il Novecento e, ovviamente, l’opera più costosa mai irrealizzata.

Se Mussolini citò la costruzione del ponte come primo grande progetto per rilanciare l’Italia al termine della guerra mondiale, la prima grande data importante del nuovo secolo fu il 1969 quando il Ministero dei Lavori Pubblici attuò il primo “Concorso internazionale di idee” per collegare la Sicilia alla penisola: si aprì così la grande – e fallimentare – stagione degli studi di fattibilità. Proseguono gli anni si giunge al 1981, quando il governo Democristiano di Arnaldo Forlani decise di fondare lo Stretto di Messina Spa, una società composta dai più grandi gruppi pubblici dell’epoca e concessionaria della progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Nasce così l’idea del ponte sospeso a unica campata (attualmente ancora vigente), ma mai nessun ponte venne mai costruito.

Giungiamo, ovviamente, agli anni al potere di Silvio Berlusconi, il quale sostenne con entusiasmo la costruzione del ponte e lo rese uno dei capisaldi della propria campagna elettorale. Durante i cinque anni di governo del centrodestra, il Ponte venne addirittura inserito tra i diciotto progetti europei prioritari da rendere operativi entro il 2020, mentre nel 2004 il ministro dei trasporti Pietro Lunardi entrò a Parigi trionfante presentando all’Europa il grande progetto: “Lo possiamo dire con commozione, orgoglio e certezza: il ponte sarà realizzato”. Ovviamente, tutto fumo…

Oggi la politica italiana sembra essersi riaccesa con la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, riportato in auge dal nuovo governo Meloni. Tuttavia, la storia non mente e non sbaglia mai: il progetto di questo ponte sembra, come se scritto a priori, destinato ad andare sempre e costantemente in fumo, a rimanere un progetto irrealizzato. Un motivo ci sarà?

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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