Stati Uniti contro Cina per l’intelligenza artificiale

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Fin dai primi giorni della sua “esplosione” internazionale, sia come fenomeno mediatico che come enorme fonte di guadagni, il nuovo e rivoluzionario mondo delle Intelligenze Artificiali non si è fermato al solo Internet o ad arricchire una stretta cerchia di persone. Nel giro di poco tempo è diventata per molte aziende – per esempio il colosso tecnologico degli Stati Uniti Nvidia – una vera e propria “gallina dalle uova d’oro”. Fin dal principio, tuttavia, sempre più problemi sono sorti in questo nuovo campo, principalmente legati al futuro di queste tecnologie, sempre più invasive e, concretamente, più veloci e precise dell’uomo stesso.

In un vero clima di guerra fredda, però, un nuovo problema è sorto tra le due Superpotenze del globo: a differenza dei passati blocchi navali contro i missili cubani, questa volta gli Stati Uniti hanno voluto porre controlli, divieti e sanzioni contro le catene di approvvigionamento verso la Cina, che andrebbe infatti a favorire di trasferimenti di tecnologia e benefici immateriali in enorme quantità.

 

Gli Stati Uniti bloccano l’esportazione di chip

Di nuovo la stessa solfa: la Cina detiene il monopolio su un mercato e tutto il mondo deve sottostare alle sue decisioni. Questo, in grandi linee, è ciò che sta accadendo soprattutto con il mercato dei chip, di cui la Cina, appunto, detiene il controllo assoluto. Per combattere questo difficile panorama, perciò, Washington ha affermato che le aziende americane non potranno più investire liberamente all’estero nelle tecnologie più avanzate, in primi le Intelligenze Artificiali, secondo un comunicato stampa di mercoledì 9 agosto. La decisione, frutto di un ordine esecutivo firmato direttamente dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ha lo scopo di “difendere la sicurezza nazionale americana proteggendo le tecnologie critiche della prossima generazione di innovazioni militari”, ha precisato il Dipartimento del Tesoro. Entrando poco più nel dettaglio, quindi, questo nuovo regolamento impone alle aziende e ai privati statunitensi di informare le amministrazioni per alcuni tipi di transizioni e di vietarne apertamente altre quando coinvolgono “entità legate alle tecnologie avanzate individuate nel decreto”.

 

La reazione cinese

Come potevamo aspettarci, la Cina ha ritenuto che le misure degli Stati Uniti stiano “interrompendo seriamente” le catene di approvvigionamento globali – già particolarmente lente a fronte del monopolio cinese e delle difficoltà di Pechino di soddisfare la domanda internazionale. Secondo lo stato asiatico, infatti, l’ordine di Biden “si discosta dall’economia del libero mercato e della concorrenza leale che gli USA hanno sempre promosso”, secondo un comunicato del portavoce del ministero del Commercio cinese.

Niente in contrario: le parole cinesi rappresentano a pieno la realtà – ovviamente se consideriamo il monopolio come una forma possibile del “libero mercato”. Tuttavia, secondo l’entourage di Biden durante una conferenza stampa telefonica, “la Cina assume la sua volontà di acquisire e produrre tecnologie chiave essenziali che possono aiutare a modernizzare il suo esercito; questo decreto mira proprio a limitare gli investimenti americani nelle società coinvolte in questo sforzo”. Se prima si discuteva di chi ci poteva rubare il lavoro – prima i migranti, poi le Intelligenze Artificiali, adesso quest’ultime sono diventate nel giro di pochi mesi un’arma centrale dell’esercito di Pechino.

 

Il crollo di Nvidia e prospetti futuri

E chi se non una delle aziende più in crescita proprio grazie al mercato delle AI poteva essere la più colpita da questo nuovo ordine dell’esecutivo degli Stati Uniti. Nvidia, il giorno stesso dell’emanazione, ha avvertito che l’imposizione di tali nuove normative comporterebbero una “perdita permanente di opportunità” per l’industria statunitense. Seppur il direttore finanziario della società, Colette Kresse, ha dichiarato di non prevedere alcun “impatto materiale immediato”, i limiti più rigidi avrebbero sicuramente un impatto maggiore sugli utili futuri.

Solamente pochi mesi fa discutevamo sui rischi artistici delle Intelligenze Artificiali; siamo poi passati ai problemi lavorativi e all’esplosione di ChatGPT. Di seguito, il “ban” italiano e la reintroduzione e, infine, della crescita smisurata di Nvidia nel giro di trenta giorni. Fino a qua, tutto sotto controllo, più o meno: fino a quando l’economia cresce nessuno dovrebbe preoccuparsi. Ora, però, le carte sono cambiate: non si parla più di crescita ma, nel caso di Nvidia, di perdita di denaro e di opportunità. Ma, soprattutto, uno dei due stati più importanti del globo, la Cina, starebbe sfruttando le AI per sviluppare il suo esercito personale e il rivale, gli Stati Uniti, preferiscono rallentare esponenzialmente approvvigionamenti e guadagni monetari piuttosto che favorire ancora il monopolio di Pechino.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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