Il naufragio dell’umanità

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26 febbraio. Litorale di Steccato di Cutro, Calabria. Uno dei tanti viaggi della speranza si è trasformato, nuovamente, in una tragedia. E, questa volta, il bilancio è di 71 vittime, uomini, donne e soprattutto bambini.
Hadi Ghasemi, 40 anni, è arrivato da Amburgo a Crotone per riconoscere il corpo senza vita del nipote quindicenne, avvolto in un sacco di plastica e deposto in una delle settantuno bare allineate nel PalaMilone, il palazzetto sportivo di Crotone. Ancora non trova il coraggio di annunciare alla famiglia il drammatico lutto: “Se lo sapessero morirebbero anche loro, tempo che non reggerebbero una notizia del genere. Ho detto al telefono che Meysam è all’ospedale, dopo il naufragio”. Il corpo numero KR55M17 adesso può tornare ad avere un nome: Meysam Ghasemi, 15 anni, morto affogato, da solo, nelle acque del Mediterraneo.
Secondo quanto ricostruito dai sopravvissuti, almeno 185 persone viaggiavano nell’imbarcazione partita da Izmir, in Turchia. Un video caricato durante la traversata da uno dei passeggeri mostra le centinaia di persone ammassate nella stiva del caicco: “Nell’imbarcazione c’erano moltissimi bambini, anche sotto ai dieci anni”, conferma Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save The Children. “Ho una sensazione di déja-vu ma anche una grande rabbia, perchè sappiamo cosa dovremmo fare per evitare che succedano fatti simili, ma non lo facciamo”. Siamo veramente sicuri di sapere quello che andrebbe fatto?

 

Un problema italiano

L’imbarcazione venne fotografata da un velivolo di Frontex, l’Agenzia europea per il controllo esterno delle frontiere, intorno alle ore 22:00 del 25 febbraio, diverse ore prima del naufragio. Navigava a quaranta miglia dalle coste italiane e, di conseguenza, i salvataggi sarebbero stati di competenza delle autorità italiane, secondo quanto stabilito dalle convenzioni internazionali. Tuttavia, secondo le varie ricostruzioni, l’evento non è stato classificato come emergenza, nonostante l’eccessivo “carico” e le pessime previsioni del tempo.
Di seguito, le risposte del neo-governo, in particolare dell’attuale Ministro degli Interni Matteo Piantedosi: “La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli […] Credo che tragedie come queste impongano un grande rispetto nei confronti delle vittime, una postura e scelte verbali adeguate da parte di chiunque, da parte soprattutto di chi ha incarichi di governo a partire dal sottoscritto. Però trovo vergognoso che esista un livello così alto di strumentalizzazione di tragedie così grandi per mettere in discussione quelli che sono poi dei principi di cui si potrebbe discutere liberamente”. Il giorno dopo la tragedia, Piantedosi non fa altro che ribadire la linea del Governo: per evitare tragedie bisogna fermare le partenze lavorando con i Paesi di provenienza; a fianco, l’ingresso nella nostra penisola può avvenire esclusivamente attraverso i canali legali, non su barconi insicuri. Pura e banale utopia; ennesima alzata di spalle dell’Italia. “C’è da inorridire alle parole di Piantedosi che non sa dire altro, di fronte a una tragedia come quella di Crotone, che bisogna bloccare gli sbarchi”, afferma il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, aggiungendosi ai centinaia di commenti negativi dopo le ciniche parole del ministro.
Dopo giorni di silenzio, invece, la premier Giorgia Meloni sembra voler prendere in mano la situazione, convocando a Palazzo Chigi Piantedosi e facendo circolare voci riguardo ad una possibile sostituzione. Inoltre, la neo-premier chiederà al ministro dell’Interno di bloccare il pacchetto di norme mutuate dai decreti Salvini, i quali prevedono una stretta sull’accoglienza dei migranti. 71 morti e le bianche bare dei bambini affogati sembrano aver avuto la forza di poter smuovere qualcosa…

 

Un problema europeo

Non nascondiamo tutte le colpe dietro l’Italia e al nuovo governo. Certo, i vari decreti italiani e la stretta (“salviniana”) non aiutano la situazione e sono i primi colpevoli della vicenda di Crotone. Il dito, però, deve e dovrà continuare ad essere puntato anche in futuro verso l’Europa. Menefreghismo, cinismo e grande incapacità di gestione: sono anni ormai che l’Unione Europea ha abbandonato gli stati affacciati sul Mediterraneo nella morsa della migrazione, chiudendo gli occhi e lavandosi le mani. Dopo anni dedicati alla pandemia, al NextGenerationEU o alle conseguenze della guerra in Ucraina, speriamo un ritorno in cima all’agenda politica della crisi migratoria e delle sue drammatiche conseguenze.

 

“Aiutiamoli a casa loro”

Ennesima tragedia. Ennesima tiritera. Dichiarazioni altisonanti, commenti di circostanza, scarico di responsabilità, speculazioni politiche e parole inaccettabili o fuori luogo. Il solito vecchio trucco: piangere e recriminare, senza poi far niente. L’ennesima tragedia del Mediterraneo richiama i paesi dell’Unione a una risposta concreta, concertata e umana: un’immigrazione legale è possibile, oltreché urgentemente necessaria.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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