Italia, Stories: E se avesse vinto la monarchia?

Condividi:

Che Italia sarebbe stata se avesse vinto la monarchia in quel lontano 2 giugno 1946? Non ci eravamo troppo lontani effettivamente: 12.718.641 voti (54,27%) a favore della Repubblica contro i 10.718.502 della Monarchia; per poco più di due milioni di voti la nostra penisola dovette affrontare la più grande rivoluzione politica della sua storia, il passaggio da una forma di potere secolare ad una completamente nuova e, di conseguenza, sconosciuta.

È difficile immaginare un futuro italiano caratterizzato non dalla vittoria della Repubblica, dalla permanenza al trono dei Savoia e ad uno sviluppo del paese senza tale radicale cambiamento. Tuttavia furono centinaia, se non migliaia, le voci che nel corso di questi decenni si alzarono contro quel 2 giugno 1946, contro soprattutto i falsi voti e l’ondata di cittadini “repubblicani” arrivati nelle ultime ore. Voci quasi tutte “annullate” (come per esempio la “Grande Beffa” nel 1990 del programma televisivo Mixer condotta da Giovanni Minoli) o, in qualche modo, lasciate al puro caso e alla coincidenza. Il futuro dell’Italia, tuttavia, è stato scritto quel giorno, ed è di conseguenza doveroso provare a raccontare le motivazioni che hanno spinto a questo cambiamento e provare, di seguito, a compiere una breve analisi sull’oggi.

 

Italia monarchica

Oggi la rete è ricca di ucronie, “fanta-storie” e narrazioni contro-fattuali che provano a spiegare una realtà differente da quella attuale: E se Hitler avesse vinto la guerra? E se la Luna fosse stata conquistata dai russi? Se le Torri Gemelle non fossero mai cadute? Anche in Italia, in questo settantennio, molti storici hanno provato a narrare la loro personale ucronia rispetto al 2 giugno 1946 e alla fanta-vittoria della Monarchia sulla Repubblica. C’è chi l’ha fatto per dimostrare l’inganno delle votazioni, chi per sottolineare la benevolenza della monarchia, l’abbandono di un passato peggiore oppure per diletto personale.

In pochi, tuttavia, si sono chiesti una differente domanda riguardo al tema: e se in Italia la Repubblica fosse stata, in qualche modo, “imposta”? Se effettivamente dietro ci fosse stato una sorta di inganno che avesse portato alla rottura con il passato monarchico? Proviamo quindi a capire le motivazioni (fantascientifiche) che avrebbero portato a questa decisione tanto radicale e così poco repubblicana. La prima è sicuramente la conclusione di un momento storico tanto storico quanto rivoluzionario: la Seconda guerra mondiale e la morte di Mussolini. Traghettatore dell’Italia in guerra e forte alleato della Germania dittatoriale, il Duce ebbe il grande potere di nascondere la monarchia dietro la sua forte ombra, metterla in secondo piano e rendere l’Italia, in un certo senso, una quasi completa dittatura. Seppur nella narrazione classica il Re venne ricordato come il salvatore, negli ultimi anni di guerra, dalle follie mussoliniane, bisogna anche sottolineare come la monarchia si sia fatta letteralmente sottomettere dal Duce e abbia lei stessa firmato atti impensabili come le Leggi Fascistissime. Se qualcuno ha veramente modificato i voti in quel 2 giugno 1946, lo ha fatto nel momento migliore possibile: la Monarchia in Italia è sempre stata forte e possente, adattata ai tempi e raramente priva di grandi “cadute”; il giungere del Fascismo, tuttavia, è stata una goccia troppo grande per un vaso troppo piccolo. Non c’era quindi giorno migliore per rendere nuova l’Italia e, chissà, prendersi i meriti di questo fondamentale cambiamento.

Un secondo elemento deve essenzialmente osservare il panorama internazionale: l’Italia è stata per decenni (se non secoli) uno dei principali player internazionali, sede di grandi cambiamenti e, spesso, precursore di importanti avvenimenti. Non fu, però, il caso della Monarchia: l’influenza americana nella Seconda guerra mondiale e il giungere del capitalismo furono elemento essenziale per sancire, una volta per tutte, la “vecchiaia” del Re e della Corona nella nostra penisola. Tutto il Vecchio Continente stava cambiando e si stavano aprendo le porte ad una nuova guerra – quella tra capitalismo e comunismo – che non comprendeva in alcun modo la necessità della Monarchia.

 

Uno sguardo all’oggi

Potrebbe risultare strano parlare in un articolo sulla nascita della Repubblica italiana della Cina e della sua situazione politica. Molto spesso, però, ci dimentichiamo di ciò che accadde – e che ancora avviene – nel territorio di Pechino rispetto agli sporadici tentativi di allontanamento della forma dittatoriale presente nello stato. In Cina non esiste il Re o la monarchia, anche se Xi Jinping è l’autorità che, a livello internazionale, più si avvicina a quella condizione passata durante la Seconda guerra mondiale. Dal potere economico a quello politico, dalla forza militare ai tragici stermini nel corso degli ultimi anni; tutto del comando cinese fa pensare ad una grande autorità che governa in modo autarchico il paese più grande del mondo. Allo stesso tempo, però, qua e là nelle grandi metropoli cinesi, molto spesso piccole grandi rivoluzioni provano a sottolineare la volontà di molti cittadini di aprirsi ad uno stile di vita nuovo, più libero e più repubblicano. Parliamo, per esempio, delle grandi manifestazioni a Shangai e Pechino contro il diritto d’espressione o, ancora più recente, contro le devastanti restrizioni per la pandemia. In Asia, e più in particolare in Cina, quindi, come in Italia settant’anni fa, si sta scoprendo – molto più lentamente – una forma di governo sicuramente più favorevole per il singolo, una centralità della persona maggiore rispetto ad una forma autarchica come quella vigente. Molto spesso si afferma che il territorio di Pechino sia ancora nella sua fase primaria di crescita, ma le cose non stanno proprio così: se la sua economia potrebbe essere ancora agli inizi, la sua popolazione è già ben matura e cosciente della situazione estera, della libertà che li aspetta e, in un certo senso, della benevolenza sociale della repubblica.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

Scopri altri articoli