La Biblioteca di Alessandria

Condividi:

240 a.C. Avviciniamoci lentamente al sontuoso ingresso. Tutt’attorno piccole sagome si riposano all’ombra dei grandi alberi, rapiti dalla lettura mentre una leggera brezza muove dolcemente le loro lunghe tuniche bianche. Entriamo in silenzio. Una grande sala, lucida e imponente, ci accoglie quasi violentemente: siamo minuscoli in confronto alle possenti colonne che ergono dal pavimento; come fuori, anche qui decine e decine di persone leggono o chiacchierano, studiano o discutono tra loro. Da lontano si scorgono le prime grandi biblioteche e migliaia di libri perfettamente ordinati arricchiscono gli scaffali. Piccole mani rubano spesso qualcosa, lasciando un buco tra le opere; altre volte, invece, altre mani ripongono velocemente i libri al loro posto dopo una breve lettura, dopo aver capito di aver preso qualcosa di sbagliato. Benvenuti – e inauguriamo così questa nuova rubrica storica – alla grande Biblioteca di Alessandria.

 

La Biblioteca di Alessandria

La storia di Alessandria è un mito. Anzi, una raccolta di miti e leggende, a volte in competizione e contrapposizione tra loro, a cui l’immaginario popolare continua ad aggrapparsi. Tutti, almeno una volta nella propria vita, abbiamo sentito parlare di questa grande biblioteca e l’idea di un luogo universale in cui veniva conservata l’intera conoscenza del mondo ha ispirato centinaia di scrittori lungo i secoli. La nostra conoscenza della reale Biblioteca di Alessandria è, tuttavia, a dir poco frammentaria: le fonti sono poche e, molto spesso, ne ripetono di altre, oggigiorno perdute o troppo lontane per essere considerate certe.

Per leggere questo articolo, però, dobbiamo crederci. Dobbiamo credere all’esistenza di una grande biblioteca ad Alessandria, di un centro della cultura globale vissuto oltre duemila anni fa. Una delle poche fonti sulla Biblioteca di Alessandria è lo storico romano Ammiano Marcellino, che all’interno della sua più celebre opera Le Storie (scritta intorno al 280-290 d.C.) riunisce due fatti chiave riguardo a tale “leggenda”: esisteva una biblioteca alessandrina e, secondariamente, che venne distrutta.

 

Che aspetto aveva la Biblioteca di Alessandria?

Prima di concentrarci sulla misteriosa distruzione della Biblioteca di Alessandria, proviamo a capire com’era effettivamente questo luogo. E, immediatamente, dobbiamo incrociare un primo ostacolo: non sono rimasti sfortunatamente resti archeologici del luogo; e, di conseguenza, la nostra unica possibilità per ricostruire la storia e la sua struttura sono i testi antichi. Di tutti questi, c’è solo una singola descrizione su come poteva essere la biblioteca, scritto quasi trecento anni dopo la sua creazione dallo storico e geografo Strabone insieme al prefetto romano d’Egitto Elio Gallo: “Il Museo fa parte dei palazzi. Ha una passeggiata pubblica e un luogo arredato con posti a sedere, e una grande sala, in cui gli uomini di cultura, che appartengono al Museo, consumano il loro pasto comune. Questa comunità possiede anche beni in comune; e un sacerdote, già nominato dai re, ma ora da Cesare, presiede il Museo”.

Non un granché; una descrizione sicuramente deludente, senza che dedichi parole alla struttura esterna o ad una plausibile divisione in sale. Gli studiosi potevano solo mangiare e parlare in questa grande sala e un sacerdote era a capo di tale struttura. C’è però un altro elemento contraddittorio in questa storia: queste uniche parole non parlano di una biblioteca, di libri o di posti in cui leggere. Si parla, piuttosto, di un edificio denominato “Museo”. La domanda che quindi possiamo porci – e a cui ovviamente non potremo mai dare risposta certa – è: quella che noi chiamiamo “Biblioteca di Alessandria” era un museo o una biblioteca? Proviamo a dare una risposta, seguendo un po’ la logica. Sebbene nessuna fonte affermi chiaramente che tale “Museo” fosse effettivamente una biblioteca, possiamo supporre che ci fosse un collegamento: o c’era una biblioteca all’interno del museo o giaceva un edificio vicino ad una struttura centrale adibito allo studio. Inoltre, per il fatto che a capo di tale struttura c’era un sacerdote, possiamo immaginare essere un santuario; un’istituzione religiosa dedicata in particolare alle Muse, dee della musica e della poesia, fonte di ispirazione per molti celebri scrittori antichi – e da qui, infatti, il nome “Museo” (“Mouseion” in greco e “Museo” in latino). Bisogna quindi pensare ad un grande istituto scientifico ben finanziato, che concentrava in sé i migliori studiosi e menti dell’epoca. Gli studiosi, ovviamente, hanno bisogno di libri ed essendo la struttura direttamente finanziata dai Re, non poteva che divenire la più grande biblioteca del mondo antico.

 

La più grande perdita per l’umanità

L’episodio di apertura della serie TV “Cosmos” di Carl Sagan – mostrato per la prima volta nel 1980 – lamentava il più famoso rogo di libri della storia: l’incendio che distrusse la Biblioteca di Alessandria. “Se potessi viaggiare indietro nel tempo”, affermava Sagan agli spettatori, sarebbe proprio alla biblioteca, perché “tutta la conoscenza del mondo antico era all’interno di quelle mura di marmo”.

Anche sulla distruzione della struttura, però, il mistero prende il sopravvento. Tornando alle parole e al pensiero di Marcellino, egli pensava che qualcosa fosse successo quando la città fu assediata e saccheggiata sotto il potere di Cesare. E lo stesso imperatore riferì un incendio come conseguenza accidentale durante la guerra contro il suo grande rivale Pompeo, nel 48-47 a.C. Più nel dettaglio – sempre secondo i vari testi antichi -, le navi che portavano truppe nemiche erano state attraccate al porto, vicino ad una serie di magazzini, e le truppe di Cesare furono costrette ad incendiarle per proteggere la città. Tra le fiamme, numerosi edifici vennero colpiti tra cui, ovviamente, la Biblioteca di Alessandria.

 

Questa storia, la prima delle molte che caratterizzeranno questa nuova rubrica sul magazine, ha uno scopo ben preciso. Sagan fa parte di una fila di scrittori che, negli ultimi due o trecento anni, hanno fatto sì che la parola “Alessandria” evocasse non per forza un luogo o una città egizia, ma l’immagine di una biblioteca in fiamme. Il termine “Alessandria”, e il suo essenziale collegamento alla biblioteca, è diventato così una scorciatoia per il trionfo dell’ignoranza sull’essenza stessa della civiltà. Dalla Rivoluzione Francese alla guerra americana, dalle Guerre Mondiali agli attuali conflitti: la distruzione della biblioteca – e delle future imitazioni – non sono altro quindi che un monito per noi oltre duemila anni dopo: “Non dobbiamo permettere che accada di nuovo” – Carl Sagan.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

Scopri altri articoli