Steve Jobs e la presentazione che cambiò il mondo

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Questo è il giorno che aspettavo da due anni e mezzo”. 9 gennaio 2007. Il tempo ha compromesso il ricordo di quella storica mattinata come un file zip. Oltre quindici anni fa, che ci si creda o no, Steve Jobs salì sul palco della Macworld Conference al Moscone West di San Francisco, per annunciare al mondo intero l’uscita sul mercato del primo iPhone. Oramai prodotto della quotidianità, ai tempi l’ingresso in scena di questo rivoluzionario telefono rappresentò una delle svolte tecnologiche principali del XXI secolo. Proviamo, di conseguenza, ad immedesimarci in quel fatidico nove gennaio, le motivazioni che hanno reso iPhone così rivoluzionario e l’importanza della figura di Steve Jobs. Infine, tentiamo in qualche modo di prevedere il futuro della tecnologia, in un momento in cui sembra essere giunti ad un possibile capolinea dell’evoluzione.

 

Steve Jobs e la nascita del primo iPhone

Ogni tanto arriva un prodotto rivoluzionario che cambia tutto, e Apple lo è stato”. Fu questa una delle prime frasi pronunciate da Steve Jobs nella sua presentazione, riportando il pubblico ai successi passati della società. Nel 1984, infatti, venne introdotto Macintosh, il primo computer dell’industria di Cupertino che, a detta dello stesso Jobs, “Non cambiò Apple. Cambiò l’intera industria dei computer”. Stessa cosa anni dopo, nel 2001, quando l’imprenditore annunciò al mondo l’uscita del primo iPod; e anche qui: “E non cambiò solo il modo in cui tutti noi ascoltammo la musica, ma cambiò l’intera industria musicale”. Effettivamente, col senno del poi, Steve Jobs aveva veramente ragione: questi due prodotti cambiarono radicalmente non solo la stessa società o, addirittura, le industrie in cui si insinuarono; ma cambiò completamente il modo di concepire l’evoluzione tecnologica futura. Tutto poteva essere scoperto; il mondo poteva continuare ad evolversi, scovare nuovi lavori e nuovi territori inesplorati. Steve Jobs aveva completamente ribaltato le carte in tavola della tecnologia e traghettò l’intero mondo in un nuovo viaggio verso un territorio inesplorato.

C’era, di conseguenza, un grande problema. Il pubblico pretendeva di più; così come anche i mercati. Apple era divenuta la più grande società del globo in ambito tecnologico e le aspettative salivano alle stelle. Serviva un’altra rivoluzione, e il mondo della telefonia era ancora terra non conquistata dalla società americana. “Bene, oggi presenteremo tre prodotti rivoluzionari. Il primo è un iPod ‘a schermo largo’ con controlli touch. Il secondo è un telefono cellulare rivoluzionario. E il terzo è un dispositivo di comunicazione Internet rivoluzionario […] Un iPod, un telefono e un ‘comunicatore’ Internet. Un iPod, un telefono… state capendo? Questi non saranno tre dispositivi separati, questo è un solo dispositivo, e verrà chiamato iPhone”.

Cos’ha di così rivoluzionario non solo questo prodotto, ma tutto il contesto circostante creato da Steve Jobs? La rivoluzione? Steve Jobs stesso. Il “maestro Showman”, così come venne definito ai tempi da CNET, ebbe l’idea geniale di trarre tutti in inganno, giornalisti inclusi. Quest’ultimi infatti sapevano che avrebbero dovuto, in qualche modo, resistere al cosiddetto “campo di distorsione della realtà”, alla tecnica manipolatoria dell’imprenditore. Irrigiditi, Steve Jobs presentò, in apparenza, ben tre prodotti, rendendo confusionario lo spettacolo e pronto alla magia: questi tre prodotti, in realtà, erano uno solo; è l’impossibile che diventa possibile, il raggiungimento di un traguardo impossibile, carico di pathos e reso tanto importante quanto, per esempio, il primo allunaggio del 1969.

L’iPhone è un prodotto rivoluzionario e magico, che è letteralmente cinque anni avanti rispetto a qualsiasi altro telefono cellulare” – Steve Jobs.

 

Il futuro della tecnologia

Proviamo a pensare alla tecnologia odierna. Di evoluzioni ce ne sono state, e ce ne sono tutt’ora praticamente infinite. Ogni anno un nuovo prodotto o una nuova scoperta viene portata sul mercato, con i consumatori ancora pronti a buttarsi a capofitto verso qualsiasi cosa porti un cambiamento. C’è, però, come nel caso di Steve Jobs appena narrato, un grande problema: le persone, della tecnologia, si stanno abituando. È un concetto complicato da spiegare, ma che si può semplificare con un esempio. Osserviamo alcune delle più recenti innovazioni tecnologiche, quelle che, con più facilità, stanno entrando nella quotidianità di tutti: il pagamento digitale, TikTok e, in ultimo, la realtà aumentata. Tre piccole “rivoluzioni” che hanno come principale caratteristica la semplificazione della tecnologia e, soprattutto, l’“invasione” della quotidianità. Sono tutte applicazioni o sistemi immediati, “veloci”, utilizzabili o attivabile in un batter d’occhio, soprattutto i primi due della lista, il pagamento e TikTok (la realtà aumentata rimane, infatti, l’evoluzione sicuramente con le caratteristiche della “quotidianità” più forti e visibili, anche se ancora troppo complicata da utilizzare e prodotto, quindi, di nicchia). La popolazione del XXI secolo vuole e deve essere veloce, il più veloce possibile, e così anche la tecnologia.

Di conseguenza, tutte le recenti – e piccole – “rivoluzioni” non sembrano perfettamente adatte a tale nomea. Si possono veramente chiamare “rivoluzioni”? O sono semplici “miglioramenti”? Non resta quindi che chiederci un’ultima cosa: dando per vero quest’ultimo concetto, quale potrebbe essere la prossima rivoluzione tecnologica? E chi sarà il prossimo Steve Jobs?

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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