Strage di Ustica, oltre quarant’anni dopo

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Sono passati quarantatré anni da quel 27 giugno 1980, quando un incidente aereo avvenuto alle 20:59 nel Mar Tirreno meridionale – nel tratto compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica – ha portato alla morte di 81 persone; nessun sopravvissuto, sia tra i passeggeri che tra i membri dell’equipaggio. Curiosando sulla Strage di Ustica all’interno della pagina di Wikipedia, la prima che compare digitando sulla barra di ricerca, possiamo segnalare un particolare di non poco conto: “Tipo di evento: Mai accertato, presunto incidente aereo”.

Sono passati oltre quarant’anni dalla Strage di Ustica e, ancora oggi, nessuna ipotesi valida può essere confermata. Solo recentemente l’ex presidente del Consiglio e della Corte Costituzionale Giuliano Amato ha completamente riaperto il caso, offrendo al pubblico europeo la sua ipotesi più valida e che mette la Francia nel mirino italiano.

 

Strage di Ustica: cosa accadde e la verità più preoccupante

Guarda, cos’è?”. Sono le 20:59 del 27 giugno 1980, quarantatré anni fa, e a pronunciare queste parole è uno dei piloti del volo numero IH870, della oramai non più esistente compagnia aerea Itavia e decollato meno di un’ora prima da Bologna in direzione Palermo. “Guarda, cos’è”: parole che non hanno avuto alcun seguito dato che, pochi istanti dopo, il Dc9 (bireattore da trasporto passeggeri a corto e medio raggio) precipitò in mare, al largo dell’isola di Ustica, portando con sé tutte le 81 persone a bordo. Da questo momento in poi, comincia la storia; una strage che, fino ad oggi, verrà travagliata da continui depistaggi e misteri, senza che nessuno riuscì mai a capire fino in fondo la verità sull’incidente.

La mattina seguente la Strage di Ustica tutti i giornali riportarono notizie riguardo la tragedia e qualcuno cominciò anche a fare le prime ipotesi sulle cause del disastro. Nonostante i continui e inquietanti interrogativi – che descriveremo di seguito, le indagini si adagiarono sull’ipotesi più facile e rassicurante: gli aerei, capita, possono cadere. Un’ipotesi immediatamente appoggiata dalla stessa Aeronautica Militare (che addirittura propose la soluzione di un cedimento strutturale dell’aereo) e accompagnata, il pomeriggio del giorno seguente, dal primo depistaggio: una misteriosa telefonata alla redazione romana del Corriere della Sera da qualcuno accreditatosi come membro dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) – una delle principali organizzazioni neofasciste attive ancora negli anni Settanta/Ottanta – affermava che sull’aereo un ordigno portato da un loro camerata era esploso per sbaglio durante la tratta. Tutto ovviamente falso, come verrà dimostrato qualche tempo dopo.

Inganni e misteri che continuarono negli anni a seguire, come per esempio la telefonata anonima il 6 maggio 1988 durante la trasmissione in diretta Telefono giallo, condotta da Corrado Augias. Secondo questa fonte, un buco di alcuni minuti nelle tracce della stazione radar di Marsala riapriva i dubbi sulla strage e, sempre secondo l’uomo che si qualificava come “aviere in servizio a Marsala la sera dell’evento della sciagura del DC-9”, il maresciallo responsabile del servizio durante la strage ordinò a tutti il silenzio sui fatti realmente accaduti. Ciononostante, la tesi della bomba sopravvisse a lungo, sostenuta ancora nel 1994 da un collegio internazionale di esperti capeggiato dal giudice istruttore Rosario Priore. Gli sviluppi, tuttavia, andarono in direzione diversa, evidenziando solo nel 1997 la presenza di aerei militari sopra i cieli di Ustica la sera della strage.

 

Il fallito attentato e il ritorno di Amato

Guarda, cos’è?”. Cosa videro i due piloti al comando del volo numero IH870? Cosa ha significato la presenza di aerei militari durante la notte della Strage di Ustica? Nel 1999, alla fine della più lunga e travagliata istruttoria della storia giudiziaria del nostro paese, la sentenza del Giudice Rosario Priore affermò che “l’incidente al Dc9 era occorso a seguito di azione militare di intercettamento”: il Dc9 era stato erroneamente coinvolto in un’azione militare nel corso della quale un missile ne aveva causato la caduta. Azione militare che aveva come protagonista, e colpevole, tutta l’Alleanza Atlantica e, in particolare, Francia e Stati Uniti. Lo scopo dei due Paesi, secondo soprattutto le recenti affermazioni di Amato, era l’eliminazione dell’allora presidente della Libia Muammar Gheddafi che, secondo le svariate fonti, avrebbe dovuto trovarsi quel 27 giugno 1980 su un volo Mig dell’esercito di Tripoli.

Oltre vent’anni sono passati da questa istruttoria e dalla conferma dei passati depistaggi, sia del cedimento strutturale che della bomba del Nar. Vent’anni caratterizzati da deboli ritorni sul mistero che circonda la Strage di Ustica, ma che poco hanno influenzato i giornali o i media. Tutto ciò fino ad oggi, quando il 2 settembre Giuliano Amato rilascia un’intervista alquanto particolare e “violenta” sull’incidente, additando la Francia come principale colpevole della morte delle 81 persone. “La versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani”, ha affermato Amato per il quotidiano Repubblica. Secondo l’ex presidente del Consiglio, infatti, il piano “prevedeva di simulare una esercitazione della NATO, una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente volontario”. Ma sull’aereo Gheddafi non c’era perché, secondo la ricostruzione di Amato, sarebbe stato preventivamente avvertito dall’allora segretario nazionale del Partito socialista Bettino Craxi: il Mig libico, di conseguenza, si sarebbe nascosto dietro al Dc9 italiano, disintegrato al suo posto da un velivolo militare francese.

Accuse pesanti, seguite dalla reazione dello stesso Macron e dalla famiglia di Bettino Craxi. Caos che, tuttavia, spiega nuovamente i persistenti misteri dietro la Strage di Ustica, uno dei casi irrisolti più incredibili della storia italiana.

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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