Joe Biden: l’amministrazione “transitoria” – Stati Uniti (1)

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Inauguriamo questo breve approfondimento sugli Stati Uniti compiendo una particolare sintesi sulla quarantaseiesima amministrazione, capeggiata dal democratico Joe Biden e oramai giunta al suo ultimo anno di comando. Prima di ciò, però, vi ricordiamo che venerdì 30 giugno ci sarà la nostra cena di degustazione, un barbecue a tema “USA” che avrà luogo all’Hotel Parco Borromeo (Cesano Maderno – la cena inizierà alle 20:00 e di seguito il link per la prenotazione).

 

Joe Biden e la passata, burrascosa amministrazione di Trump

Par parlare di Joe Biden bisogna parlare di ciò che sono stati gli Stati Uniti per i precedenti quattro anni di amministrazione. La crisi occidentale degli scorsi anni – portata dall’ascesa di Pechino prima e l’arrivo della pandemia dopo – ha evidenziato l’incapacità di Washington di tenere in ordine i rapporti fra l’economia finanziarizzata, il “turbo-capitalismo” e l’equilibrio politico-sociale. Ha fatto emergere un’incredibile incapacità di governare l’economia capitalista persino nella dimensione interna agli USA, i quali hanno nuovamente – così come nel 1929 – esportato verso l’esterno il proprio disordine. Una crisi che ha portato il nome del 45° presidente degli Stati Uniti: Donald Trump, il quale vinse le elezioni grazie alla promessa di provare a destrutturare il grande ordine internazionale liberale, a partire da grandi promesse ovviamente mai compiute.

È fondamentale, prima di tornare all’attuale amministrazione, sottolineare un aspetto dell’operato di Trump negli scorsi anni. Quello che l’ex presidente fece, fu portare all’interno dello stato più grande e potente al mondo un carattere di sfiducia e odio, probabilmente la tossina peggiore per gli USA e il mondo occidentale. Prima sui social (dove ricordiamo tutti bene le minacce verso la Cina o, ancora peggio, la Corea del Nord, rischiando di aprire una guerra nucleare), questo carattere di “allontanamento” e chiusura si è trasportato all’interno della politica e dell’economia: per quanto riguarda la prima, attraverso la feroce espansione di movimenti populisti e una “plutocratizzazione” della democrazia (utilizzando le parole del politologo Vittorio Emanuele Parsi nel libro “Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale”); per l’economia, invece, con un atteggiamento neo-isolazionista, secondo la formula per cui non esistono alleati o rivali ma solo, indistintamente, stranieri e concorrenti sleali.

 

Un’amministrazione debole

Tutto il mondo guardava, e guarda, agli Stati Uniti. Con occhi, tuttavia, in attesa del grande crollo (a cui si è recentemente avvicinati con il rischio di default), dopo un’amministrazione compromettente e assurdamente pericolosa e autolesionista. Di conseguenza, il peso per il successivo presidente sarebbe stato immenso e i pericoli più esposti che mai. E chi uscì vittorioso nel 2021? Assolutamente nessuno. Il partito democratico venne messo nelle deboli mani di Joe Biden, fin dal principio privo di carattere e, sfortunatamente, incapace di risollevare gli USA da un punto di vista internazionale.

Possono sembrare parole dure, ma i dati riguardo alla considerazione che attualmente i cittadini americani hanno nei confronti del presidente Joe Biden sono assolutamente chiare. Secondo infatti il Pew Research Center, sei adulti statunitensi su dieci (63%) affermano di disapprovare le prestazioni lavorative dell’attuale amministrazione. Un terzo di tutti i democratici e degli indipendenti di tendenza democratica sono in opposizione alle decisioni di Biden in questi tre anni e la maggioranza di tutti gli statunitensi continua ad esprimere scetticismo sulla capacità dell’amministrazione di gestire una serie di questioni, in particolare le crisi internazionali, la politica economica interna o questioni sociali “storiche”.

Joe Biden e il suo entourage, quindi, non hanno avuto il carisma necessario per ristrutturare un’America, probabilmente, in una delle sue peggiori crisi; una decadenza innanzitutto d’immagine, di facciata, continuamente ridicolizzata da un Oriente economicamente in ascesa e da continue scelte interne sbagliate.

 

Una sola fortuna: l’amministrazione “transitoria”

C’è solo un aspetto che ha “salvato” l’attuale amministrazione di Joe Biden. La scarsa considerazione degli USA, ad oggi, su un piano internazionale (soprattutto con lo scoppiare della guerra in Ucraina e l’immobilità della guerra di Taiwan) e la metamorfosi di Biden come un “presidente transitorio”. Dopo Trump in molti si aspettavano un cambiamento radicale, un passaggio ad un America più libera, internazionale e sicuramente più democratica: paradossalmente l’hanno ottenuta, ma in maniera eccessiva; una Washington adeguatasi sulle sole richieste sociali e senza schiena sulle questioni, invece, politico-economiche.

Di conseguenza, gli americani stanno ancora aspettando il grande cambiamento, dopo due amministrazioni completamente fallimentari e, per quella di Joe Biden, inefficaci. Il futuro per gli Stati Uniti rimane incerto e instabile, senza che ci siano candidati validi per la futura amministrazione (qui il link per il principale – e compromettente – candidato repubblicano alle primarie). Rimane ancora un anno: svolta di Biden o ascesa di una “new entry”?

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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