Inquisizione spagnola, Andalucìa (1)

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La prima tappa di questo “viaggio scritto” per la storia e la cultura della regione spagnola dell’Andalucìa parte da un tema che, in larga parte, ha riguardato anche la nostra penisola. Scopriamo, quindi, le radici del fenomeno cristiano dell’Inquisizione, il suo sviluppo in Spagna e, in particolare, il sito storico del Castillo de San Jorge a Siviglia.

 

L’inquisizione

Giordano Bruno, Galileo Galilei, Cecco d’Ascoli, Giovanna d’Arco, Pierre De Bruys e Fra Dolcino. Cos’accomuna tutti questi storici personaggi illustri, vissuti anche in epoche distanti tra loro? Un filo conduttore c’è; ed è chiamato “Inquisizione”, quel tribunale cattolico il cui compito era quello di reprimere ed estirpare l’eresia.

Più nel dettaglio, con “eresia” – secondo il dizionario Treccani – si intende quella dottrina che si oppone ad una verità rivelata e proposta come tale dalla Chiesa Cattolica. Che tipo di eresia, quindi, veniva condannata dalla Chiesa? Qualunque. L’eresia poteva variare a seconda delle tesi supportate da ciascun processato: una teoria non conforme alle sacre scritture o alle credenze stabilite nel passato riguardanti scienza e religione, come per esempio la visione dello spazio di Aristotele (il caso più emblematico dal punto di vista scientifico risulta chiaramente essere quello di Galileo Galilei, ma non fu l’unico).

Stabilire una data di nascita dell’Inquisizione cattolica non è affatto facile. Difatti, anche precedentemente l’istituzione del cosiddetto Tribunale dell’Inquisizione, la Chiesa Cattolica si confrontò già con casi di eresia – tra cui per esempio il caso di Ario, fondatore dell’arianesimo e bollato come eretico. Storicamente, però, il primo tribunale venne istituito da Papa Lucio III, con il supporto di Federico Barbarossa durante il Concilio di Verona del 1184. Successivamente, tale tribunale venne perfezionato dai Papi susseguenti e applicato poi al primo movimento eretico contro la fede cattolica: il movimento dei catari, sviluppatosi nella Francia Meridionale e nell’Italia Settentrionale.

 

Lo sviluppo nella Penisola Iberica

Ma cos’era in realtà l’Inquisizione? Oggigiorno quando si parla di Inquisizione è credenza comune pensare che questa fosse un’istituzione promossa dal Capo della Chiesa, il Papa, per punire le eresie tramite un tribunale centralizzato appunto nella figura del pontefice. Eppure non fu propriamente così. La storiografia moderna ammette il fatto che il Tribunale dell’Inquisizione venisse creato sì dal pontefice, ma sotto espressa richiesta da parte di un sovrano straniero. Ed è così che nacquero l’Inquisizione Spagnola e Portoghese – le più cruenti e famigerate -, desiderate dai monarchi iberici per assicurarsi la conversione delle popolazioni sottomesse durante la loro espansione coloniale (i monarchi spagnoli Ferdinando II e Isabella I sfruttarono tale mezzo per la propria espansione coloniale e all’interno della penisola a spese, ovviamente, del pontefice).

Istituto ufficialmente nel 1478 (e abolito solo nel 1834), anche in questo caso le origini sono da ricercare secoli prima, in particolare verso la fine della Reconquista (718-1492 d.C.), quando una serie di cristiani combatterono per riconquistare il territorio occupato dai musulmani (i Mori), insediatisi nella penisola all’inizio del VIII secolo.

L’inquisizione spagnola aveva originariamente – come anche quella italiana – lo scopo di identificare principalmente gli eretici o coloro che venivano ritenuti dalla Chiesa cattolica romana in possesso di farle credenze religiose. Durante il suo periodo più cruento, però, – e soprattutto nella penisola iberica – migliaia di persone di altre religioni o che avevano commesso crimini “non strettamente religiosi” divennero vittime dell’Inquisizione, la quale raggiunse in poco tempo anche le coste delle Americhe.

 

Il Castillo de San Jorge, Siviglia

Abbiamo visto che andare contro la religione cattolica e la Chiesa non significava – soprattutto in Spagna – avere un’idea differente dalla massa: chi accettava teorie differenti da quelle cattoliche metteva in pericolo la sopravvivenza della Chiesa stessa, la avvicinava ad una distruzione. E quindi, per “difesa”, si giungeva a qualsiasi mezzo, dall’omicidio alla tortura.

I resti di questa violenza e dell’organizzazione dell’Inquisizione la possiamo ancora osservare a Siviglia, nei resti del Castillo de San Jorge, la nostra prima tappa. Situato di fianco al Mercado de Triana, il museo (molto nascosto) è costituto appunto dai resti di questo castello, una delle principali sede dell’Inquisizione spagnola e luogo in cui migliaia di anime furono imprigionate e uccise nel corso dei secoli. In particolare, il castello fu sede del “Tribuno del Santo Oficio o de la Santa Inquisicion”, rimasto in auge dal 1481 al 1785 con il semplice scopo di “difendere la fede cattolica”.

A Siviglia, in particolare, le epurazioni religiose erano in gran parte mirate alla ricca popolazione ebraica che viveva nel Barrio Santa Cruz, dove molti “finti convertiti” – chiamati conversos – continuarono a praticare segretamente la propria religione per scappare dalle grinfie della Chiesa Cattolica.

Il museo, infine, non mostra scene violente delle torture praticate principalmente dall’Inquisizione spagnola. Oltre a raccontare la visione quotidiana della vita all’interno del castello, dei prigionieri e delle guardie, narra anche storie – tanto immaginarie quanto realisticamente accadute – di donne e uomini accusati, imprigionati, interrogati e bruciati vivi solo perché amanti dell’astrologia o dell’erbologia, perché contro un semplice assioma cristiano o perché praticanti di un’altra religione.

What Was the Spanish Inquisition?

Arienti Stefano

Arienti Stefano

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